Ogni anno durante il periodo quaresimale, a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta (Italia), i membri di alcune antiche confraternite cristiane compiono dei rituali che si tramandano ininterrottamente dal XVI secolo e che culminano nelle spettacolari processioni del Venerdì e del Sabato Santo. Durante questi eventi, delle statue rappresentanti il Cristo sofferente vengono trasportate per le affollate vie del centro storico da gruppi di portatori vestiti a lutto e con il volto coperto. Le statue vengono letteralmente “cullate” per lenire il dolore della Passione del figlio di Dio, sulle note di alcune marce funebri e di particolari forme di canto.

La culla del Dio morente non si propone però come semplice documentazione illustrativa di queste manifestazioni: l'obiettivo del film è di rielaborarne alcune suggestioni in una chiave più poetica e universale, al di là di ogni appartenenza religiosa o della semplice descrizione di un fenomeno di culto, per toccare delle corde profonde, che appartengono alla storia di ogni uomo. Partendo dalle immagini girate sul campo, il film sviluppa una vera e propria struttura narrativa che tocca temi quali il mito, il sacrificio, il contatto e l'unione mistica, l'apparizione e la manifestazione divina. Durante la processione della notte del Venerdì Santo, infatti, mentre dei giganteschi fuochi ardono nelle piazze, un violento nubifragio si abbatte sulla città e accade qualcosa di misterioso e ancestrale...